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Il senso del vino per Sara

Siccome ripetere giova, eccomi con la penna rossa in mano pronta a bacchettare le dita di chi si affanna a dare definizioni avventurose ai vini assaggiati. Quando sento dire con entusiasmo e slancio che  quel tal vino è rock!, l’autore del pensiero probabilmente si sente aggressivo, contemporaneo e pure un po’ anarcoinsurrezionalista; ma nella mia testa si forma l’immagine di Adriano Celentano, fiacco e affaticato nel tentativo vano di sembrare giovane e apparire inevitabilmente giovanile. Oppure, nella migliore delle ipotesi, il mio cervello visualizza questo video: Peggio ancora se la definizione rock! viene data a certi vini francesi, magari belli…

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Il teorema di River Phoenix

L’occasione che mi porta a riflettere sulla fugacità della vita è la strada che percorro in auto per andare a una degustazione presso la cantina Roccafiore di Todi; non è un caso che sia il fiore all’occhiello della produzione vinicola della strana regione in cui vivo. Mentre guido dentro una pioggia densa e sporca, in radio passa 1979 degli Smashing Pumpkins. In quel periodo tirava parecchio la teoria del live fast die young and leave a beautiful corpse; infatti parecchi ficoni dell’epoca (uno tra tutti, River Phoenix) hanno lasciato le penne nel buono degli anni grazie allo speedball. Noi che…

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Ho bonificato la Puglia.

La Puglia è una regione lunga, stretta e piena di contraddizioni. In Puglia mi sono fatta i migliori pianti di disperata, solitaria incomprensione, eppure ogni volta che torno sfioro vette di felicità rare. La Puglia regala una qualità di vita altissima, ed è per questo motivo che ogni gioviale pugliese, quando esce dalla sua regione, rompe i coglioni al mondo: perché in nessun altro luogo è possibile ritrovare la stessa qualità senza sforzo eccessivo. Purtroppo i pugliesi hanno questo vizio di mangiare la carne di cavallo che proprio non capisco, però compensano con certi crudi di mare da far venire…

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Il bicchiere del tramonto, ovvero quando età anagrafica ed età percepita si dicono addio.

Quanto mi piace la bella stagione quando fioriscono i gomiti dai finestrini delle auto. Viva l’estate e le sottane svolazzanti delle donne, viva un po’ meno gli afrori delle ascelle commosse dal caldo ma chi se ne frega! A fine giugno si entra nel segno del Cancro e io già ne sento i benefici in quanto autorevole esponente della categoria. Archivio la giornata lavorativa e decido di meritarmi un aperitivo. Vado nel bar della via dove risiedo, approfitto dei tavolini all’esterno e mi godo una birrona formato secchio. Il posto mi piace perché non c’è l’obbligo delle chiacchiere conviviali a…

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L’amore è sopravvalutato, per questo esiste il vino.

Un anno fa esatto. Un anno fa ero felicemente uscita dal tunnel delle aspettative; non pretendevo più niente da nessuno e vivevo il mio personale nirvana guadagnato a colpi di ferite mortali cauterizzate alla bell’e meglio. Desideri azzerati, aspirazioni sopite, nessuna sorpresa. Stavo benissimo. Tutto era rassicurante e prevedibile fino a quella bottiglia di Lelarge-Pugeot Brut Nature bevuta  di notte a Genova in un rollo dalla decadenza maestosa, che mi ha scagliata fuori dalla bolla confortevole nella quale non vivevo ma mi garantiva il totale controllo delle giornate. Da allora è stata la fine. Innamorarsi è la cosa peggiore che…

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MANIFESTO

Alle rocker patinate e graziosamente trasgressive ho sempre preferito la popstar Britney Spears nella versione Bestia di Satana, quando cioè, in un raptus delirante, è entrata dal parrucchiere e ha preso la macchinetta tosacapelli passandosela sul cranio con gli occhi spiritati. Sono una persona volgare. La mia non è una volgarità d’animo; io sono proprio volgare nel senso che ho un eloquio che spesso è volgare, mi fanno ridacchiare sotto i baffi le battute volgari, la volgarità ha un effetto attraente e repulsivo, lo stesso che provo per i formaggi che non mangio: più puzzano e più li annuserei per…

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Piccolo racconto di un pranzo domenicale – storia con morale

Mattinata ventosa, che si fa? Si va a mangiare fuori. Partiamo in tre, meta stabilita: una colorata osteria di Foligno, il titolare è un amico caro. Damiano ci fa una gran festa, la locanda è piena e ci fa sedere accanto ad un tavolo presidiato da cinque persone. Le donne del tavolo vicino al nostro spiccano per bellezza e alterigia, io mi sento quasi in difetto. Quel Damiano che non è altro, per omaggiare questo cognome che porto mio malgrado, inizia a declamare a gran voce le mie presunte qualità di narratrice di bevute, ma io so che questo è…

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Se la faccia presenta il conto.

Schizzo a matita dell'amico F.S. in arte Sudario Brando, che quei momenti se li ricorda bene perché è allora che ci siamo conosciuti.

Domenica cupa, mi sveglio con l’umore storto. Dopo la consueta doccia, passo alla conta dei difetti allo specchio. Oggi la parte del corpo che merita tutta la mia concentrazione e fastidio è, vediamo vediamo, sì è il collo. Un collo lungo, rilassato, che mostra gli anelli; ne conto due ben visibili. Hanno un nome che è un’evidente presa in giro: collane di Venere. Sembrano gli archetti del vino sul bicchiere, quando una mano petulante agita troppo e senza necessità il liquido contenuto dal vetro lasciando segni netti. Guarda caso, il motivo di tali segni, sia sul vetro che sul collo,…

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Adolescenti, amiche del cuore e coratelle.

Tre è il  numero perfetto solo quando riguarda la Trinità. Se si è appena adolescenti, e si è in tre ragazze a sbrigare le prime cose da ragazze, non possono nascere che problemi legati a ruoli imposti da chi nella trimurti ha più capacità manipolatoria a scapito di chi invece si sente investita suo malgrado dal senso di responsabilità. Nel 1990 avevamo appena scollinato i quindici anni. Io possedevo un Sì Piaggio color verde foresta metallizzato; Chiara uno spiccato senso dell’indipendenza e M***  una totale mancanza della misura. John Frusciante non era ancora uscito dal gruppo ma eccoci quasi. Eravamo…

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Merende leggendarie: in visita a Pomario

Mia mamma quando è in buona, è solita ricordare a noi figlie un episodio che la inorgoglisce ancora molto. Poco più che quarantenne di notevole bellezza (mi chiedo perché noi tre abbiamo ereditato un patrimonio genetico così sbilanciato verso papà), ad un ricevimento mondano nella Milano da bere le si presentò nientemeno che Buzz Aldrin, suo mito di gioventù, che non celava evidenti mire espansionistiche verso di lei. Tutta emozionata, mia madre –che vanta tutt’ora un inglese che non le permette di chiedere altro che tazze di tè- pensò bene di andare a chiamare mio padre per farsi aiutare con…

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