Il tannino nel sangue.

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Un’altra domenica piovosa a ricordarci che non siamo usciti del tutto da un inverno paludoso. Mia mamma oggi è sola. La passo a prendere e la porto fuori per una grigliata.

Il posto in cui siamo è alla buona, lei è contenta e fa un sacco di domande sulle mie giornate. All’improvviso realizzo che mi trovo a ricoprire il ruolo che solitamente spetta all’altro commensale: tante attenzioni riversate su di me mentre io provo più interesse ad osservare cosa accade nella sala. Rispondo distrattamente, sono deconcentrata e penso ad altro. Mi detesto un po’ per questo, perciò le carezzo la mano mentre lei incalza con domande sempre più precise e mirate a capire se sto bene, se sono felice.

Ad una mia risposta più circostanziata, con la leggerezza propria del suo carattere meneghino, ma madre mi spiega che con la maturità bisogna saper affrontare solo le scelte che sappiamo di poter essere in grado di gestire, tutto il resto sono dettagli trascurabili. Poi passa oltre, mentre io resto spiazzata.

Ricevo un messaggio: lui è ad Alba ad assaggiare nebbiolo, mi dice che i tannini dell’annata che si presenta sono molto più spinti di quelli che abbiamo percepito nell’aglianico bevuto di recente durante Campania Stories. Sorrido, perché il vero tannino non addomesticato appartiene al sagrantino che è il vino della mia terra. Tutto il resto è da dilettanti, ma pochi lo ammettono. Mia mamma mi vede sorridere, le do un bacio che non si aspetta di ricevere.

Sono mezzosangue come certi cavalli, e della mia parte umbra ho il carattere un po’ duro, che però mi permette di andare avanti e preservarmi dalla degenerazione che può essere causata dall’accettazione di scelte difficili. Sono dura ma destinata a rimanere fedele alla mia persona, nonostante l’astringenza che ne deriva possa dare fastidio a chi mi è accanto e che probabilmente non capisce fino in fondo il motivo di tanto nerbo. È lo spirito di autoconservazione: il tannino che scorre nel sangue degli umbri permette di affrontare i problemi con le ossa intere e andare avanti. Sia nelle difficoltà privatissime e quotidiane, che nelle fatiche collettive dovute a fatti esterni e non governabili. È nella nostra natura, è nei nostri vini, i più longevi. Siamo duri, ma resistiamo.

Mia madre lo sa, e capisce che sono rimasta stordita dalla precisione con la quale la sua affermazione ha colpito nel segno. Ora è lei a carezzare la mia mano e a dirmi che devo tirare un respiro lungo perché è arrivato anche per me il momento di rilassarmi un po’.

Faccio finta di darle retta, ma tutte e due sappiamo che nelle vene scorre il tannino che mi permetterà di andare avanti negli anni riducendo i danni delle scelte già fatte e di quelle che farò.

Pago il conto e la riconsegno a casa, sorridente e più distesa, con la sensazione di esserci raccontate molto più di quanto ci siamo dette.

 

 

 

Nella foto, mia mamma a trentatré anni mi tiene in braccio, Fonti del Clitunno 1975.

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