Ti amo: maneggiare con cura (processo alle intenzioni)

ti amo

[Per aver pensato e detto una cosa con troppa enfasi prematura, l’Attore si sente esposto come se avesse subìto un attacco di colite in pieno corso Vannucci alle 18:30 nel 1995, quando era ancora il salotto buono della città]

Vorrei rispondere a quanto si chiede, però posso farlo solo dal punto di vista che conosco a memoria ovvero quello di una donna che con tenacia ha saputo perseverare l’errore di esporsi sempre per prima, sempre troppo, sempre nel momento meno opportuno. O almeno, Signor Giudice, questo è il punto di vista dell’accusa.

Vede, ci sono donne che si innamorano seriamente ad ogni risveglio ormonale che avviene con l’arrivo della primavera; altre che si innamorano una volta sola in vita loro negandosi ogni moto di trasporto verso altre forme di uomini; molte vantano almeno tre o quattro amori seri per i quali sono state distrutte e ricostruite almeno tre o quattro rispettive vite. Signor Giudice, vero è che la mia assistita ha detto quella parola dopo soli otto giorni di frequentazione ma deve capire che la sua condotta è stata irreprensibile da cinque anni ad oggi. E insomma, cosa saranno mai otto miseri giorni nell’economia di una vita umana? C’è forse un codice deontologico per il quale non si può dire quella parola se non allo scadere del secondo mese solare esclusi  i fine settimana?

Signor Giudice, essendo Lei persona di esperienza sarà a conoscenza di quale circo variopinto esista al di fuori di quest’aula di Tribunale. No, non menzioni il mio caso quando ho vissuto mio malgrado il ruolo della parte Resistente; è risaputo nell’ambiente che quella persona soffre di dichiaratio praecox , dunque non fa testo. Sa Signor Giudice, che messo il naso fuori di qui c’è tutto un mondo di uomini spaventati, estremamente selettivi e perennemente in attesa  che la prossima sia meglio della precedente, da aspettare così tanto che alla fine il meglio lo darà la badante al momento del cambio di pannolone? È al corrente che ad ogni attrazione ricambiata, tempo una settimana e una richiesta banale come il cinema o la spesa al supermercato diventa un florilegio di io vorrei non vorrei ma se vuoi, avvilente per lei e ritardante per lui? E lo sa che per ogni storia che nasce, non necessariamente l’Attore spera che finisca con una cerimonia o il progetto di un paio di marmocchi da mettere in cantiere con il Resistente suo malgrado? Mi si perdoni l’eloquio.

Signor Giudice, lo stesso  CTU ha dichiarato che sovente si tratta solo di una felice combinazione di odori e precisi incastri anatomici a far rilasciare più endorfine di quante se ne producano in situazioni di consolidato ménage di coppia; per questo l’Attore ha ritenuto opportuno lasciarsi andare abbandonando le resistenze prima di tutto con sé, per poi chiosare con quella parola.

Siamo onesti: che paura può fare una parola come quella proferita dalla mia assistita? Non è mica un’ingiunzione di pagamento e nemmeno una dichiarazione di belligeranza. Anzi, concilia e ben dispone. Se lei avesse detto aiutami a traslocare, vivo al sesto piano in centro senza ascensore, mia madre vuole conoscerti vestiti ammodo che lei è all’antica e metti le pattine quando entri in casa  potrei capire il terrore della controparte, ma a quanto riporta la casistica, è proprio grazie a quella parola che il Resistente può ottenere più controllo sull’Attore volgendo a proprio vantaggio la circostanza in oggetto.

Insomma Signor Giudice, dire ti amo dopo pochi giorni di frequentazione può far paura più a chi lo dichiara rispetto chi riceve tanta grazia. Significa prima di tutto tirare fuori il carattere e abbassare le difese, sentirsi vivi e provare un impeto che si credeva sopito facendo parlare  la propria anima senza filtri, in barba a quello che il codice sociale dei rapporti interpersonali impone. Non facciamone un dramma. Piuttosto, sarebbe il caso di stappare una bottiglia dalla Riserva Speciale.

Mandiamola in bevute, che c’è solo da stare allegri.

Venga, venga qui Signor Giudice e mi allunghi il calice. A proposito, lo sa che ci sono fior di enologi che tendono a uniformare le diverse caratteristiche che distinguono vini di certi territori, per loro natura vivi e vibranti, allo scopo di venire incontro a quello che è il gusto richiesto dal mercato?

Ah, non lo sapeva?

 

 

(L’immagine di copertina mostra una creazione di Rebecca, stella emergente del cantautorato italiano, che all’epoca della stesura di questa canzone vantava sei anni)
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